Cardinal reviews
I was quite enthusiastic recently about EASilence, a collaboration between Mirio Cosottini on trumpet and Alessio Pisani on bassoon and contrabassoon. And now, some months later, their new project is already out, and again with staggering results. The duo has become a quartet, with Andrea Milani on drums and Tonino Miano on piano. The approach is different, yet keeps the same sensitivity and inventiveness.The presence of piano and drums give the music a clearly more jazzy feeling, but not always. The percussion and the piano sometimes add sparse notes to complete eery soundscapes, closer to new music.
The band's name comes from the four "cardinal points", (and not the senior ecclesiastical official of the catholic church). It was chosen to reflect a multidirectional sound, a kind of geography in which the way has to be found, in which no roads are available, it's the world before borders and lines, yet real nonetheless. The musicians converge, rotate around a central point, then diverge and go back their own way.
The music is as accessible as it is adventurous, cerebral and emotional, programmed and sponteneous, it's jazz and classical, recognizable and never heard, grave and light-footed, but with an aesthetic beauty and sensitivity that can only be admired. So is the musicianship: listen to the quality of the sounds, the ideas, the interaction but also the restratint they show. So is the artistry in the variations of the compositions, from the deeply sad "Bianca" to the fun "Jump-U-Funk" over the eery "Exmod 1", yet strangely enough not straying from the overall vision: it all fits nicely. Exceptional!
Stef Gijssels - Free Jazz, October 2009.
Avevamo lasciato Cosottini e Pisani agli EASilence trio di cui faceva parte anche Luca Cartolari (Anatrofobia), li ritroviamo coinvolti in questo nuovo quartetto dal suono molto diverso da molte delle esperienze per le quali li conosciamo. Come dicevo infatti, se i due con EAQuartett, EASilence e EAOrchestra viaggiavano su binari diversi ma in cui potevano trovarsi anche degli accostamenti, in questo caso direi che ci si trova sbalzati in tutt'altro contesto sonoro. Innanzitutto si tratta di una formazione completamente acustica, infatti il fagotto e la tromba dei due si incrociano con il piano di Tonino Miano e con la batteria di Andrea Melani. Parlerei di jazz anche se credo che gli appassionati del genere potrebbero rimanere disorientati, mentre i Carinal potrebbero rimanerne quasi offesi dato che il loro suono tocca quest'ambito molto alla larga. Il fatto è che questo è il jazz come molti lo vorrebbero o lo volevano far diventare ed è portato lì dove pochi hanno il fegato di trascinarlo. Se non fosse per il fatto che non ci suona dentro, se Davis fosse ancora vivo finirebbe per innamorarsene, infatti pur non avendo nessun appiglio con la musica del vecchio Miles, quello spingersi sul confine della "twilight zone", il modo di dosare gli interventi qua e l‡ lasciandosi al minimo indispensabile sarebbe piaciuto tanto a quel negro incazzato. Il background "colto" o "conservatoristico" di Cosottini e Pisani ogni tanto esce come nei primi minuti di "Radici" ma il gioco con Miano e Melani si sposta su di un altro campo, si tratta di due musicisti molto asciutti e i cui interventi sono a dir poco misurati, nonostante ciò si sentono e fanno davvero la differenza. Il gioco di squadra mi potrebbe far pensare al canottaggio del "4 con" ed in questo caso il "con" è quella specie di spartito grafico fotografato all'interno copertina e dal quale deduco che si tratti di un'improvvisazione con dei paletti. Che non si tratti di un "free" con libertà assoluta d'altro canto era intuibile anche dal fatto che le geometrie in più di un momento sono così simmetriche da sembrare composte, anche in questo sta la bravura dei Cardinal ovvero nel muoversi lungo un'improvvisazione che mira a contenere il pezzo fra un ipotetico inizio ed una possibile fine. Atmosfere notturne, dissonanti, tristi ma mai depressive, infatti nonostante una serie di armonizzazioni e di disarmonie non proprio semplici si ha comunque l'impressione che la melodia ed una sorta di interpretazione della tradizione permangano come indicazione base nella geografia sonora del combo. Un lavoro molto pulito e molto educato, di chiara matrice europea, se non fosse per certe sfumature mi ha quasi ricordato alcuni lavori su ECM a firma di qualche musicista scandinavo, eppure resta l'idea di un lavoro in bilico fra la fruibilità e la cerebralità, ma direi che ormai si tratta di un segno distintivo per molte delle registrazioni uscite su GRIMedia ed in questo caso anche per la francese Impressus. Molto bello e molto, molto fine.
--Andrea Ferraris, Sands-Zine 2009.
Un quartetto di improvvisatori dall’organico inusuale ovvero Mirio Cosottini tromba e flicorno soprano, Andrea Melani batteria, Tonino Miano pianoforte e Alessio Pisani fagotto e controfagotto. Questi sono i “Cardinal” le cui coordinate stilistiche si muovono in quella terra di frontiera difficile da interpretare, situata ai confini tra jazz e musica contemporanea. Perfettamente in grado di ascoltarsi reciprocamente, i quattro si esercitano in lungo gioco di rimandi, di stimoli lanciati e ripresi, di spunti alcuni approfonditi altri lasciati lì; pur lasciando all’ascoltatore il non facile compito di distinguere tra libera improvvisazione e pagina scritta e pur nulla concedendo al facile ascolto, il quartetto tuttavia non si avventura neppure in quei territori free spinti all’eccesso in cui non sempre risulta facile percepire l’effettiva qualità strumentale. Di qui una ricerca paziente, costante di un’intesa e di un equilibrio che spesso vengono raggiunti con risultati assolutamente positivi. In effetti la stessa scelta del titolo sia dell’album sia del gruppo è tutt’altro che casuale: “Cardinal”, con riferimento ai quattro punti cardinali, vuole infatti indicare questa ricerca di un sound allo stesso tempo multi direzionale ma perfettamente equilibrato nonostante la diversa tipicità di ogni singolo musicista. E come si accennava, una delle carte vincenti risulta proprio l’esser riusciti a calibrare il mix di improvvisazione e scrittura: le composizioni –spiegano i quattro – fanno uso di partiture grafiche alcune delle quali includono “open” sia formali che contenutistici, “open” affrontati sempre con grande libertà e pertinenza.
--Gerlando Gatto, A Proposito di Jazz 2009. (http://www.online-news.it/jazz/wp/2010/01/16/i-nostri-cd-13/)
Il percorso creativo del consolidato sodalizio Cosottini-Pisani prosegue con intatta magia e si riapre alla collaborazione con Miano (pianista da tempo trapiantato negli Stati Uniti con cui il trombettista ha gia" pubblicato "The Curvature of Pace") e Melani (gia' presente in "Electroacousticquartet"). I nove brani conservano evidenti tracce della poetica ad alta vocazione improvvisativa che e' un marchio di fabbrica della coppia toscoligure. Cio' che sorprende maggiormente e' la soffusa crepuscolarita' del suono. che sa tenersi a debita distanza da certo radicalismo autoreferenziale grazie a un fragrante affiato melodico. Prova ne e' la densa cantabilita' di Bianca dove l'interplay tra Cosottini e un Miano estremamente liquido e' di sicuro impatto emotivo. E il pathos post seriale di Vocale e' capace di insinuarsi con efficacia tra le maglie di inaspettati spiragli di silenzio. Se Cardinal disegna scenari piu' frastagliati, Jump-U-Funk ha il compito di riportare il sound entro binari piu' consoni alle corde del quartetto, mentre la piu' energetica Ehe propone una suggestiva mistura tra frammentazione materica e ritmi piu' ossessivi.
--Giorgio, Musica Jazz, 2009.
Dopo EAQuartet e EASilence, Cosottini e Pisani (tromba e fagotto), i due stabili negli ensemble del Grim (Gruppo di Ricerca e Improvvisazione Musicale), riaprono le porte al modo jazz di pensare la musica. Con assoluta misura, dato che la loro scelta di fondo è di altro tipo, pur non essendo estranea (specie in Cosottini) alle esperienze, improvvisative e compositive, post-jazzistiche. Rimane dalle precedenti opere (specie EASilence) la predilezione per toni meditativi-introspettivi con una forte inflessione dolente, tenebrosa. Qui l'apporto del pianista Miano, un sapientissimo puntillista, e del percussionista Melani si risolve in un recupero sottotraccia della scansione del tempo, assente dall'idea musicale generale se non per accenni e passaggi, come in Jump-U-Funk, Radici e Vento salato. Lavoro in nove episodi assai fascinoso.
--Mario Gamba, Alias, January 2010.
Il progetto GRIM di Mirio Cosottini e Alessio Pisani pubblica il secondo lavoro per l'etichetta Impressus Records. Cardinal, quattro punti cardinali, uno per ciascuno dei quattro maestri dell'improvvisazione che si sono uniti, in un organico poco comune, per questo CD. In questo lavoro, tutto acustico, i quattro sono liberi di muoversi ognuno nella propria direzione e lo fanno con tranquillità, ora unendosi, ora dividendosi, ma consapevoli di operare su un grande sistema chiuso e periodico dove alla lunga è difficile non incontrarsi, convinti quindi e pronti a convincere gli ascoltatori di essere immersi in un unico mondo. Prediligono uno stile meditativo, in grado di dare emozioni profonde che suggeriscono accostamenti diversi, tutti di spessore e che nascono a livello emozionale più che strettamente musicale. I quattro si muovono pacatamente per le loro vie, variando direzioni e anche versi, ascoltandosi sempre, ma con dialoghi liberi, mai serrati. Tutto ciò scaturisce dall'improvvisazione, ma anche da partiture scritte, seppur aperte, grafici particolari che debbono in qualche modo rispecchiare quanto si percepisce all'ascolto.
Respiriamo lungo il disco diversi climi, sempre essenziali, sobri. Anche in "Jump-U- Funk," dove dopo un inizio sommesso si giunge a un momento che può ricordare Tutu di Miles Davis, i quattro non cedono all'incitamento ritmico e rendono il brano via via più asciutto, come a spogliare una struttura barocca sontuosa per riportarla a un preesistente e sottostante rigore gotico. Non si può non riconoscere certo una matrice eurocolta, a tratti mediterranea, ma anche atmosfere riconducibili a Mingus, Davis, Giuffre, AEOC, Rava, nei loro versanti più profondi.
Un lavoro di introspezione nel quale i bravissimi strumentisti riescono a restituire in modo coerente e personale vasti orizzonti musicali. Perfino Stravinski e Monteverdi possono talor venire alla mente, filtrati e ovattati. Lasciamoci andare dunque all'ascolto, cogliendo, in un atmosfera pacata ma non cupa, la coesione e la mirabile coerenza del progetto.
--Ignazio Prignano, AllAboutJazz, April 2010.
[...] a quartet working with uncredited graphic scores on a series of closely controlled group improvisations. I have to say there are a lot of groups like this around these days. But what makes Cardinal special is the way the 4tet fills the bass chair in the ensemble. Alessio Pisani holds down the bottom end with his bas- soon and, even lower down, contrabassoon. The result is a spare music with much space, stately in its approach, with four musicians carefully listening to one another. My ear was locked on the bassoon, which operated like a sort of wooden tuba. Mysterious, meditative, compelling in its strangeness, Cardinal truly creeps up on you, and is definitely worth a listen.
© Cadence Magazine 2010
Cardinal è un altro frutto dell'attività del Grim, il gruppo di ricerca e improvvisazione musicale sorto nel 2005 da un'idea di due musicisti e compositori italiani: Alessio Pisani e Mirio Cosottini. Un gruppo che opera su più fronti ma con obbiettivi ben delineati quali l'approfondimento del tema dell'improvvisazione, il suono e le metodologie di composizione. A ciò si affiancano momenti diversi di esplicazione dell'attività attraverso la performance degli ensemble EASilence ed EAQuartett. E ancora l' istituzione a Padova di laboratori in sinergia con il Conservatorio di musica C.Pollini e il Dipartimento universitario di storia delle arti visive e della musica, produzioni discografiche e pubblicazioni scientifiche sempre sul tema dell'improvvisazione.
Il cd in oggetto è realizzato in collaborazione con l'etichetta americana Impressus Records e vede affiancati a Pisani, al fagotto e controfagotto e Cosottini alla tromba, il batterista Andrea Melani e il pianista Tonino Miano. I nove brani di cui si compone la selezione si sviluppano su tematiche in bilico tra musica da camera e contemporanea arricchite da un'interazione prettamente jazzistica che ne definisce una esclusiva espressività. I paesaggi sonori si fregiano di orizzonti ampi e atmosfere a volte inanimate, sospese in un'insolita astrazione, sulle quali si stagliano improvvise melodie dagli umori struggenti che riportano ad un ambient più reale.
Il lavoro è permeato da una sorta di controllata discrezione nel gestire i vari episodi, tutti dalla struttura definita in ognuno dei quali trovano spazio sviluppo del tema ed esercizio improvvisativo, il tutto cesellato con acume scientifico senza stridori e fughe oltre le righe ma nonostante questo la proposta è ben lungi dal risultare scontata o già ascoltata. In grande evidenza i toni grevi di fagotto e controfagotto, in piacevole contrasto con quelli solari della tromba, l'asse primario del lessico del gruppo, e il contributo determinante di Miano al pianoforte: fraseggi e ritmo cadenzati in costante relazione con la vocalità dei fiati e la fisicità della batteria di Pisani, elementi che imprimono in alcuni passaggi una specifica caratterizzazione jazz. Definire comunque la reale tipologia dell'espressività musicale del quartetto non risulta opportuno per la varietà di cui essa si caratterizza e niente affatto indispensabile: le componenti risultano magnificamente amalgamate fra loro. Quello che invece va rimarcato è l'assoluta certezza del valore e dell'originalità della proposta: una ricerca misurata, razionale e ben riuscita di percorsi inediti perfettamente in sintonia con la filosofia del Grim.
Giuseppe Mavilla per Jazzitalia
Restraint is the order of the day here, but in a manner that adds, rather than takes away from the quality of what is presented. The musicians are clearly very careful about the architecture of the music, some of which was created from graphic scores: one player will make a short statement, then leave a gap which another will fill with their own contribution. As a result, pieces unfold through slow, winding melodies, short bursts of individual commentary, complementary phrases, quick responses, and minute interjections.
The combination of trumpet and bassoon has a burnished quality to it that makes for one of the most immediately attractive features of the album, though the all instruments in general blend very well. On the first track, ‘Vocale’, things are sparse, linear and melodic; unison trumpet and bassoon treat the simple, doleful theme to ascending and descending voicings, not so much cushioned as gently supported by piano chords, while the faintest splash of Andrea Melani’s cymbals peers in at the edges, in a colouristic rather than rhythmical role. The horns stop, leaving silence, a short burst of dissonant piano, and then silence again, out of which rises the second track, ‘Vento Salato’. Pisani here plays the role of growling snake charmer, repeating a phrase, Miano locking in on piano with a variation on this, Cosottini entering with trumpet countermelodies, each player pursuing his own repetitive element to create an ensemble motor-rhythm. With the entrance of drums providing an even stronger rhythmic basis, the other players start to diverge from their path, one by one, Pisani sticking to longer notes, Melani’s tappings suggesting a stronger rhythm than played in actuality, things ending as seamlessly and quietly as before.
‘Radici’ beings with an almost baroque character, Pisani providing grave counterpoint to Cosottini’s trumpet; the tinkle of bells and a short solo section for percussion leads to freer improvisations. On the record’s title track, a flowing bassoon lament is peppered by jazzily rhythmic trumpet and by little rhythmic rumbles combining the extreme high and low ends of the piano keyboard. But, as always, just when one player seems to be taking the ‘lead’ (in this case, Pisani), another takes over, the trumpet assuming prominence as it rises to a barely-suppressed scream; then, building again over a piano that threatens thunder but never quite gets there, a collective combination of yearning, sliding trumpet and bassoon push themselves into another silence.
‘Jump-U-Funk’ belies its jazz fusion title until right at the end of the track, when the group suddenly locks into a firmly-defined drum beat; before that, a combination of long silences, unison melodies, and wispy screams into nothing. ‘Ehe’ has a more ‘structured’ sound, trumpet and bassoon declaiming over repeated piano notes. An extrapolative piano solo (the first time we’ve heard any one player develop any melodic ideas at such length on the entire record) follows, and continues in freer vein over the return of the unison melody. ‘Mazes Counterpoint’ is more cautious, the instruments carefully following each other in linear, introspective fashion, Miano punctuating his discourse with occasional chords that suggest a barely-suppressed sense of crisis, hysteria. Things are, if anything, even more introverted on the next track, with long bassoon notes sounding over eerily sustained, repeated piano figures. Melani’s contributions are so subdued (and subtle) that it’s easy to forget he’s there, until a cymbal splash or a bass drum thump eases itself onto the edge of the aural field. Pretty, filigree piano figures signal a quiet fading away. ‘Exmod 1’ sounds like it’s going to be more overtly ‘dramatic’ as the whole ensemble enter with a sustained sound-cloud, but Webernian piano, succinct and crystalline, dispels that notion. Something with the quality of a funeral march emerges, breaks down again; tiny scratches on the piano strings can barely be heard; and then nothing can be heard. The music is over.
‘Cardinal’ is a record that often sounds beautiful, but that never allows itself the luxury of sustaining any idea at too great a length, that always keeps things on edge, each player holding back so that the group as a whole can benefit. Testament to such an approach is the fact that ‘Cardinal’ contains some of the quietest and most unobtrusive drumming I’ve heard; Melani contributes significantly throughout without ever drawing undue attention to himself. The result of all this is that every note takes on a kind of immense drama: Webern once again comes to mind, his symphony a kind of insanely-compressed, ten-minute version of Mahler without the grandiosity. Though the record as a whole is far longer than that symphony, it’s broken down into shorter tracks, and, within those tracks, into sections that are shorter still; fragments cohered into a whole by the strength of the ensemble interaction, by the absolute fidelity paid to the principle of listening to others at all times. There’s also something intensely sad about the music – Cosottini’s trumpet on the final track has the vulnerability of ‘Sketches of Spain’: the muted lament of things said, or half-said, or unsaid, interrupted and swallowed up by the ever-present silence out of which ‘Cardinal’ rises and back into which it returns.
--David Grundy, 2010.
Ecco un nuovo abbacinante capitolo del percorso creativo intrapreso dalla coppia Mirio Cosottini - Alessio Pisani che in questa nuova fase si riapre alla collaborazione con Tonino Miano - pianista da tempo trapiantato negli States (con cui il trombettista ha già pubblicato The Curvature Of Pace) - e il percussionista Andrea Melani (già presente nel già ottimo Electroacusticquartett).
La magia di queste nove tracce sta nel pressoché perfetto equilibrio tra materia sonora e silenzio sciolto in un suggestivo afflato radical-improvvisativo che (ed è questa la peculiarità che rende la musica di Cosottini & Co. davvero unica) non solo non ne inibisce ma addirittura ne esalta la componente melodica. Già con l’inaugurale Vocale il gioco è magnificamente squadernato (la tromba e il pianoforte in un rarefatto unisono costituiscono non solo un efficace biglietto da visita ma anche uno dei momenti più alti dell’opera) e addirittura rafforzata nella successiva (e bellissima) Vento Salato dove il fagotto di Pisani funge da vero e proprio “maestro di cerimonia”.
Ciò che sorprende maggiormente è la soffusa crepuscolarità del suono che sa tenersi a debita distanza da certo radicalismo autoreferienziale: prova ne è la densa contabilità di Bianca dove l’interplay tra Cosottini ed un Miano estremamente liquido è di sicuro impatto emotivo. Se la traccia omonima disegna scenari più frastagliati, Jump-U-Funk ha il compito di riportare il sound entro quei binari più consoni alle corde del quartetto mentre la più energetica Ehe sa proporre una suggestiva mistura tra frammentazione materica e ritmicità più ossessive. Davvero una convincente conferma.
Vincenzo Giorgio